accoglienza

“Hai accolto un bambino in casa, hai dato casa ad un bambino che non aveva casa, era diritto del bambino, non è una bontà tua. Però prova a portarti in casa un bambino, prova a portarti in casa una persona: è faticoso ed esige un cambiamento grande. Questo è il dono dell’accoglienza. L’accoglienza non è fine a se stessa. L’accoglienza è per insegnare qualche cosa a noi, poveri cristiani della domenica: lo diceva già il profeta Isaia qualche migliaio di anni fa’ che se accogli una persona in casa tua, la tua ferità si rimarginerà. Avete capito che avete una ferita da rimarginare? Camminate insieme agli altri e vedrete che la ferita salta fuori. E chi mi aiuterà a farla guarire? L’accoglienza. Per quello noi diciamo che l’accoglienza è un pilastro della nostra storia. E’ accogliere l’altro, a partire da mia moglie, dai miei figli, dai figli adulti, dai vicini di casa, dal mondo intero. Accoglierlo vuol dire guarire la mia ferita.”

Bruno Volpi – Agorà MCF 2015

Il desiderio di diventare famiglie accoglienti che tante famiglie hanno realizzato e realizzano ancora oggi nelle diverse comunità, accogliendo al proprio interno per un tempo chi ha sofferto una qualche mancanza, ha portato un grande frutto. Per poter essere veramente accoglienti le famiglie hanno sentito la necessità della prossimità con altre famiglie e da questa consapevolezza, il bisogno di non bastare a se stesse, è nata giorno dopo giorno l’esperienza comunitaria.
E’ come se la comunità fosse il dono che proprio chi è accolto perché bisognoso fa vedere e crescere permettendo a ciascuno di sentire il proprio bisogno profondo di prossimità e solidarietà.
Una comunità non nasce sulle idee ma sul bisogno profondo di relazione.

E allora abbiamo imparato che l’accoglienza tra famiglie è fondata a sua volta sull’ accoglienza che ciascuna famiglia vive al suo interno, fra coniugi, con i figli, con gli accolti.
Nella pratica abbiamo constatato che prima si offre accoglienza: cioè si sente l’esigenza e la capacità di aprirsi, poi ci si accorge che si cerca accoglienza nel senso che si scopre che, la disponibilità ad accogliere contiene anche la necessità o il desiderio di essere accolti a nostra volta.

 

La dimensione dell’accoglienza in famiglia è forse quella per cui siamo più conosciuti e che ci contraddistingue: siamo disponibili ad accogliere (e ad essere a nostra volta accolti) chi ha bisogno di famigliarità, benevolenza ed affetto, aprendo la porta non solo a bambini in affido ma anche a giovani, ad adulti con differenti problematiche o semplicemente in ricerca;  sperimentando sinergie impensabili, in un contesto vitale e di cura dove ognuno mette se stesso per quello che è.

Vivere una dimensione famigliare aperta ed accogliente rappresenta, molto spesso, una delle motivazioni fondanti per chi sceglie il cammino della vita comunitaria. Nel corso dell’esperienza personale e famigliare al desiderio iniziale di accoglienza si affianca, frequentemente, anche la reale consapevolezza di ricevere un dono prezioso, capace di far emergere potentemente i propri limiti, povertà e vulnerabilità, ma anche di generare percorsi di cura e di guarigione che libereranno nuove energie e benessere.

 

Nel corso degli ultimi anni, forse anche in virtù dei recenti cambiamenti socio-economici, urbanistici ed architettonici, in diverse comunità di famiglie si è iniziato a sperimentare una nuova forma di accoglienza realizzata in appartamenti di “housing sociale” destinati ad adulti o a nuclei famigliari in situazioni di fragilità, all’interno di percorsi mirati all’autonomia ed all’inclusione sociale. I progetti di accoglienza sono generalmente co-gestiti con i servizi sociali, che si occupano degli aspetti più educativi e progettuali, o in collaborazione con altre realtà private o del terzo settore, in un’ottica di sussidiarietà e solidarietà capace di promuovere un nuovo modello di welfare comunitario e relazionale. In questo contesto le famiglie giocano un ruolo attivo di cittadinanza, attraverso l’ascolto attivo, il buon vicinato ed una presenza  amorevole e attenta.  Senza sostituire quella in famiglia, l’accoglienza in appartamenti, rappresenta l’occasione di tenere la porta della comunità aperta, lasciando entrare aria sempre nuova, donando uno sguardo più alto, che va al di là dei propri problemi quotidiani e promuovendo di uno stile di vita basato sui legami di famigliarità e prossimità.